CONVERGENZE PARALLELE

Così si esprimeva un noto leader poltico negli anni '70 o giù di lì, non ho voglia di controllare su Google e nemmeno mi interessa ricordarne il nome.
Ciò che mi preme invece rubare è il senso di qualcosa che dovrebbe o potrebbe sovrapporsi, allinearsi, convergere, e invece non lo fa. Pervicacemente disassate le due linee, quella della vita vera e quella della vita desiderata, si incrociano all'impazzata come i flussi di energia dei Ghost Buster senza peraltro restare sincrone che per pochi attimi, giusto il tempo di un flash, di prendere fiato e poi via, di nuovo a danzare senza controllo puntando chissà dove.
Non mi pare di chiedere molto, in fondo la mia linea ideale è qualcosa di normale, standard, omologato, niente di esotico o stravagante. E' chiedere troppo?
Sembrerebbe proprio di sì. Almeno a giudicare dai fatti, dalla fatica che occorre per stare in equilibrio contemporaneamente su due tavole da surf, un piede di qui e uno di là nello sforzo impossibile di unire le estremità e andare dritta. E allora più che il destino potè il mestiere e il salto a piè pari sulla linea dei desideri è compiuto, la corsa inebriante, l'adrenalina è nettare che scende in ogni fibra e fa stare bene come solo l'essere al posto giusto nel modo giusto sa dare.
E' un esercizio di forza necessario, una dimensione obbligata da frequentare ogni tanto per poter sopravvivere, per non dimenticare come dovrebbe essere, come vorrei che fosse e invece non è.
E' anche una prova faticosa perchè chiede un prezzo alto, perchè il ritorno alla consueta distonia rende ancora più chiara la distanza e probabilmente l'eterna irraggiungibilità della mia meta. Ma provare è vitale quanto uscire dall'acqua a respirare mentre nuoti.
Altrimenti si affoga.